La sfida dei profughi è globale: la competenza è del governo

«Nessuno nega il fatto che la nostra comunità è stata chiamata a essere parte di vicende di dimensioni globali. Ciò che è rilevante non è soltanto quello che si fa, ma anche il come lo si fa: impossibile, infatti, promuovere sensibilità e atteggiamenti culturali che pongano al centro l’altro e contemporaneamente voler affermare se stessi con la ricerca di visibilità e l’utilizzo delle povertà come proprio sgabello per sembrare migliori degli altri.

La delicatezza delle problematiche umane e politiche, l’intreccio e talora il conflitto di competenze (incomprensibili al cittadino ma rilevanti sia per chi ha responsabilità pubbliche sia per l’efficacia stessa delle iniziative da intraprendere), l’impossibilità di risposte “semplici” , la necessità di rielaborare continuamente situazioni e soluzioni sono dati oggettivi con i quali, da settimane, ci siamo misurati.

Ma, al di là di ogni narrazione e delle tante strumentalizzazioni che non smettono di prendere forma, resta il fatto che il Comune si è fatto carico del coordinamento delle azioni delle realtà che si erano rese disponibili a collaborare.

Si è scelto di procedere individuando gli ambiti di intervento indispensabili per poi affidarne la conduzione a quelle realtà disposte a farsene carico, ciascuna con il proprio patrimonio di competenze e di esperienze e con una autonoma organizzazione delle proprie risorse umane e tecniche.

Il punto di partenza è stato il “Coordinamento territoriale per la grave emarginazione sociale e per le persone senza dimora” , sette realtà, il cui capofila è il comune di Como, che operano da anni in città e che recentemente hanno formalmente sottoscritto un “accordo territoriale di alleanza”. Ad esse si sono unite, una dopo l’altra, espressioni diverse della solidarietà e dell’associazionismo comasco, cui il coordinamento comunale ha scelto di aprire le porte, nella convinzione che una logica inclusiva avrebbe assicurato il dialogo ed evitato conflitti.

Si è agito con l’obiettivo preciso di offrire risposte in luoghi prossimi alla stazione, facilmente accessibili, sia per una più facile riconoscibilità da parte degli interessati sia per il loro contenimento in un ristretto settore della città.

Sono stati consolidati servizi-docce associati alla fornitura di indumenti e biancheria, una mensa serale dedicata, il presidio sanitario alimentato dalla disponibilità volontaria di medici e infermieri raccordato e monitorato da ATS, un ricovero notturno per le persone vulnerabili (donne sole o con bambini, nuclei familiari con bambini), un’alternativa ai servizi igienici della stazione impiantato da Croce Rossa, un supporto alla raccolta dei rifiuti e alla pulizia dei luoghi. È andata crescendo la fiducia delle persone nei riguardi dell’offerta che la città ha costruito.

Tra gli strumenti messi in campo, essenziale è stata l’apertura di percorsi condivisi per la mediazione linguistico-culturale integrata all’informazione giuridica. Il coordinamento delle disponibilità e delle competenze non riguarda, infatti, solo gli aspetti logistici e organizzativi. Siamo consapevoli che soltanto mediante una proposta efficace, competente, condivisa, in grado di orientare le persone verso percorsi nella legalità si forniscono gli strumenti idonei a risolvere l’emergenza e si offrono risposte credibili alle speranze di queste persone. Ciò è stato reso possibile sia grazie alla partecipazione degli enti del volontariato non comasco, come Save The Children, sia grazie all’intensa collaborazione con gli uffici competenti della Prefettura e della Questura di Como. Nella Sala Stemmi del Comune abbiamo organizzato una giornata di formazione giuridica: l’accesso alla fruizione dei propri diritti chiede non solo informazioni corrette ma anche la conoscenza di specifiche procedure.

Altre collaborazioni sono state costruite e tutte meriterebbero una citazione; a breve, altre saranno rese pubbliche . Ciò ha richiesto l’azione e la presenza del Comune che ha garantito il ruolo essenziale dell’istituzione e della politica.

Il tema dei minori non accompagnati interpella da sempre l’attuale amministrazione comunale, che si fa carico del loro affidamento a strutture idonee. Ciò avviene per tutti i minori affidati dalla Questura (organismo deputato alla loro identificazione, alla certificazione dell’età e alla verifica dell’eventuale presenza di accompagnatori): in questi mesi significativo è stato l’incremento numerico e dei costi affrontati dall’amministrazione, impegnativo il lavoro di reperimento e collocazione presso comunità.

È noto a tutti che la gestione dei profughi è di competenza governativa. Al riguardo è bene ricordare che la il dialogo tra Prefettura, Questura e Comune non è mai venuto meno e si è realizzato nel rispetto delle competenze e dei vincoli istituzionali rivelandosi importante e prezioso per il mantenimento di un clima collaborativo e di fiducia. Col perdurare della situazione e con l’aumento delle presenze è stato inevitabile un intervento diretto dello Stato. È prossima l’apertura del Campo per una nuova gestione della situazione: una occasione da non perdere per continuare a gestire un problema complesso con quello stesso stile che ha caratterizzato le passate settimane.

mani-san-giovanni

Né senso di colpa né frustrazione

C’è chi fa uso delle “povertà” come uno sgabello per farsi grande e per farsi credere migliore degli altri. C’è chi si mette in cattedra. C’è chi esprime giudizi senza sapere o sul sentito dire. C’è chi sa e preferisce tacere la verità e i fatti.

Continuerò a lavorare con il sindaco, la giunta e miei collaboratori, come sto facendo da due mesi mantenendo un “profilo bassissimo”, senza esibizione di me e del mio lavoro di cui sono intimamente contento e i cui risultati vanno ben al di là delle apparenze di chi vede solo una parte modesta di ciò che accade.

Non ho sensi di colpa né frustrazione. Non racconto i miei passaggi in stazione né i miei incontri con le persone. Non ho lezioni da dare.

Ci sta il rischio dell’incomprensione, della narrazione ostile. Facendo politica nell’istituzione conosco l’uso in buona o cattiva fede di narrazioni fasulle o ipocrite, le strumentalizzazioni più o meno volontarie.

Sono stati mesi di impegno continuo, di presenza senza tregua in un’emergenza che si è aggiunta al quotidiano accompagnare altre situazioni difficili e invisibili (povertà, sfratti, licenziamenti …).
Non sono tra coloro che trovano il tempo di scrivere continuamente quello che fanno: ho sempre confidato in una “verità” che va ben al di là dei racconti.
Ma questa è l’epoca del narcisismo “social”, dell’insulto libero via internet, del sentito dire, della speculazione, delle persone che non hai mai incontrato e che sanno dire cosa pensi, che parlano di te senza quasi conoscerti per un passa-parola mai verificato.

Ho un formazione scientifica, rigorosamente scientifica. Non amo le chiacchiere, sono sui problemi e provo a costruire soluzioni, ogni giorno».

[Grazie ad ecoinformazioni per l’intervista]